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Sono bianchi, cadono dal cielo ma non sono fiocchi di neve

Updated: Apr 26, 2022




Piovevano statue di cani. Di quelli bianchi molto pelosi, non avrebbe saputo dire la razza, non è mai stata capace di distinguere le razze, per lei se un essere fa bau è un cane, e basta. Insomma, piovevano statue di cani, come fossero stati cani stilofori, strappati alla loro colonna, davanti al portale di una chiesa, e scaraventati in aria.

Dall’alto dei cieli, piovevano statue di cani, e appena toccavano terra si animavano: prendevano colore come nella realtà e iniziavano a correre all’impazzata per quel prato sconfinato che era un po’ una terra di nessuno, dove lei, vestita d’estate, si trovava. Le correvano incontro euforici e cominciavano a morderle le gambe.

Liberatasi di loro a furia di calci, si diresse alla stazione della piccola cittadina francese di Una, che verosimilmente si pronunciava Unà, dove comprò alle macchinette un biglietto del treno per Londra. Aveva un cambio al paese chiamato Three, e sperava di non perdere la coincidenza. Detto, fatto. Il treno da Una fece ritardo, e il primo treno che da Three porta a Londra non sarebbe partito prima della mattina seguente. E così si ritrovò a prendere un caffè macchiato al bar della tabaccheria/sala giochi/punto informazioni/albergo di quella cittadina di vecchi e giovani drogati di slot machine.

Le dissero che era impossibile che fosse lì: era morta pochi mesi prima in un incidente stradale. “Ma io sono qui” replicò.

“Ma quell’autobus si è schiantato contro le rocce, le dico”. Le indicarono di andare a verificare nella camera al mezzanino, dove trovò suo marito, addormentatosi in camicia di jeans, e i bambini che giocavano vestiti di solo un pannolino.

“Siamo tutti vivi”, disse. Ma allora chi è morto?


(Giuro che ieri sera ho cenato con una tisana.)

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