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Hot-tober in London: 4 giri di Londra diversi

Updated: Apr 26, 2022



Non ho troppo l’ispirazione oggi, ma non importa. Qui non si scherza un cazzo. In ottobre per 4 e dico 4 e sì, signora mia, ho detto 4 weekend di seguito sono venuti a trovarci gli amici. Coincidenze? Io non credo.

Sarà perché la Sterlina è ai minimi dai tempi di Giovanni re fasullo d’Inghilterra, sarà che non è più estate ma non è ancora inverno (lo dite voi, oggi ha fatto minime di zero gradi!), sarà che manchiamo a tutti così tanto (io credo il motivo principale sia questo, nevvero?)… che questo mese si è trasformato da Ottobre a Hot-tober, il mese caldo degli ospiti belli e delle figate che abbiamo fatto con loro!

Qualcuno aveva già visto Londra, qualcuno no. Qualcuno aveva richieste particolari, qualcuno non ne aveva un’idea. Una cosa li ha accomunati: avevano tutti salame o parmigiano o riso carnaroli in valigia per noi. Grazie! BTW: da quando vivo qui mangio molto più salame di quando vivevo in Italia, perché finisce sempre per essere la merce di contrabbando più comoda da portare e farsi portare! E dà sempre tanta soddisfazione.

Anyway, non mi ripeterò: per tour completi potete vedere questo post e poi anche questo.

Mi limiterò a raccontare le cose nuove che noi stessi abbiamo provato e scoperto. Sì, perché abbiamo colto l’occasione per fare qualcosa di inedito anche noi, soprattutto per spuntare una lista che avevamo in mente da tempo. E allora pronti via!


WEEKEND #1: L’AMICO BIRRETTA*


Il primo giringiro lo abbiamo fatto ad Hampsted Heath, di cui vi ho già parlato, e già comincio a contraddirmi, direte voi. E infatti. Ma il blog è mio e ci faccio quello che voglio, quindi mi contraddico e vi dirò anche perché: perché ci tengo a dire che dopo la passeggiatina nelle viette di Hampsted (dove è sempre più bello perdersi a caso), la camminata alla Pergola e la salita a Parliament Hill, ci siamo presi una birretta in un pub in cui ci hanno trattato piuttosto male a caso. Ma il fatto è che il nome del pub non me lo ricordo, e anche da Google Maps non riesco a risalirvi. Comunque delusione. Peccato, perché l’interno era proprio carino. C’era anche molto posto fuori e il tempo era bello, quindi ce lo siamo proprio goduto, anche se - appunto - ci hanno trattato malino, sono stati scortesi, si sono dimenticati la comanda etc etc. Ripensandoci avremmo potuto provare il Wells Tavern, super carino e vicino alla vietta dove vendono vintage e antiquariato. Ci entro regolarmente per fare la pipì quando siamo in zona (ho i miei punti di riferimento nel momento del bisogno) ed è uno di quei pub belli, caldi, accoglienti, non puzzolenti, uno di quei pub per famiglie della domenica con poltrone in tessuti morbidi, profumo di arrosto e caminetti accesi. Andremo anche lì, next time.


(Viette di Hampsted e colori d’autunno)


La sera a cena abbiamo provato il nuovo Mercato Metropolitano: sì, lo stesso che c’è a Milano e Torino! Non stupitevi: da qualche parte ho letto che Londra è la quinta città al mondo per numero di italiani e mi piace credere che sia così. Devo dire che le file per il cibo erano ancora più che accettabili, e che comunque in fila si parlava italiano. Buono il vino (c’è una vineria), buonissima la focaccia di Recco (ed eravamo con gente di Genova che ha decisamente approvato!) e il pesce. Purtroppo ad una scrupolosa occhiata da dietro il vetro, lo gnocco fritto sembrava deludente e la piadina pure. Era alta, come quella di Cesena, e a me non piace, ma magari coloro a cui piace così possono giudicarla meglio. A me me pare de magnà una espadrilla (i credit di questa frase sono di mio marito).

Comunque c’è anche una grossa sezione dove si possono comprare sughi, conserve, formaggi e quant’altro. Si respira proprio aria di casa, e abbiamo iniziato a progettare una colazione lì il sabato mattina con cappuccino e cornetto, perché c’è anche lo stand “Italian Bar”.

Dopo rocambolesche avventure in cui la nostra amica genovese ha perso una scarpa tra la banchina e il vagone della metro (mind the gap!) siamo giunti allo Zetter Townhouse, un posto stranissimo e molto figo. Immaginate un grande salotto di una casa nobile di epoca vittoriana, con tende pacchiane, carta da parati coloniale e damascata, poltrone, tappeti, specchi, busti, mezzibusti, e ancora specchi… dove vi servono cocktail sperimentali. Cogliendo il vostro imbarazzo vi danno anche dei consigli, cercando di incontrare i vostri gusti (a me hanno sempre consigliato bene). L’atmosfera è calda e affascinante.

WEEKEND #2: I VETERANI DI LONDRA


E qui passiamo al weekend successivo, che si è aperto con una bella magnata da J. Sheekey, posto elegante in zona Covent Garden/Leicester Square che si autodefinisce “bar atlantico”. Effettivamente sembra di entrare nel Titanic, e anche l’atmosfera ricorda gli anni 20. I piatti sono tutti decorati con illustrazioni di ispirazione marina ad opera del mio adorato Quentin Blake. Queste illustrazioni sono state fatte apposta per il ristorante!




Ci ero già stata in occasione di una cena romantica :) e avevamo preso il piattone di frutti di mare. Uno solo, come ci aveva consigliato il cameriere. Beh, io e il Biondo siamo due ottime forchette ma abbiamo faticato a finirlo, ed era buonissimo! Il cuoco ci ha pure messo l’astice, benché non lo avessimo richiesto. IL TOP! Ai tempi eravamo stati nel dehor, a lume di candela. Questa volta abbiamo voluto cambiare e siamo andati sui piatti di pesce. Erano veramente deliziosi, incredibili. Però piccoli, molto piccoli (e non economici).


La mattina dopo ce ne siamo andati ad esplorare il Camden Passage che, contrariamente a quanto dice il nome, si trova in zona Angel. Cianfrusaglie, fiori, antiquariato, vestiti e gioielli vecchi, vecchiette seppellite dalle tazzine che vendono e posate di ogni genere, razza e qualità. Un posto molto pittoresco, che ci si è pure offerto alla nostra vista baciato dal sole. Una bella passeggiata e non troppa gente. E poi la zona di Angel è veramente stupenda.



Abbiamo fatto una super camminata sul Regents Canal, fino ad Haggerston, tra le boat house, i colori delle foglie d’autunno, con la gente che smadonna perché i joggers gli tagliano la strada, e la figlia bilingue del nostro amico che si ferma estasiata a guardare la diga da cui la barca scende per continuare il suo percorso sul canale. Abbiamo cercato poi una merenda a Shoreditch, al Pump, una ex pompa di benzina che è diventato una specie di mercato del cibo, ma lì la pioggia ci ha colti alla sprovvista e siamo tornati a casa fradici marci, per cui zuppa alla zucca, vestiti asciutti, chiacchiere e tisana sul divano (Londra è anche il divano di casa mia). Siamo tutti molto giovani.


Il giorno dopo abbiamo pranzato al nostro adorato pub Prospect of Whitby a Wapping, un pub aperto fin dal XVI secolo, con affaccio sul fiume. La domenica sera fanno musica dal vivo nella parte esterna ed è super carino. Abbiamo conquistato un tavolo vista fiume (non avevamo prenotato ed è stato un miracolo trovare posto per 5) e io ho preso la pie più buona ma più pesante della storia: l’ho patita fino a sera. Il Biondo ha preso un fish and chips che si sarebbe potuto definire un whale and chips.

Volevamo a quel punto andare alle Churchill War Rooms, il bunker segreto da cui Churchill muoveva le sue pedine durante la Seconda Guerra Mondiale. Ma purtroppo visto che gli amici avevano le valige, non ci hanno fatto entrare, è proibito (#sapevatelo). Quando riuscirò ad andarci, sarete i primi a saperlo. E così ci siamo fatti una bella passeggiata a St James’ Park, fino a giungere al pub The Phoenix Victoria (che a me piace molto, mi piace anche la cucina e ci vado ogni tanto con i miei colleghi), dove i Veterani si sono sparati l’ultima birra, poi li abbiamo accompagnati al treno per Gatwick (lacrime).

WEEKEND #3: GLI ARTISTI

Gli artisti sono i miei cognatini. Con loro abbiamo colto l’occasione per vedere la Tate Modern, soprattutto la parte nuova, che non avevamo mai visto, e che ci è piaciuta molto.



(Vista dal decimo piano della Tate Modern)


Ma soprattutto siamo capitati in un posto che ci hanno indicato loro, il The Averard Hotel, ovvero un hotel decò quasi abbandonato, dove fanno mostre e piccoli eventi. Il posto dal giorno dopo avrebbe chiuso per essere ristrutturato e trasformato in un complesso di appartamenti. Sì, fa molto Adriano Celentano, ma in questo caso non si tratta di una strada di periferia tipo la via Gluck, ma eravamo in pieno centro a Londra, zona Lancaster Gate. Crepe nei muri riempite di color oro, specchi rotti, ragnatele, stucchi, muri fatiscenti, motivi decò. C’era una mostra di scultura dentro, ma le vere opere eravamo noi che facevamo le pose da fantasmi.




Il giorno dopo abbiamo visitato il Broadway Market, zona Hackney, super carino: di base era una via sola, quindi il giro è abbastanza breve. Le bancarelle sono per lo più di cibo di tutti i tipi (formaggi francesi, verdura, street food, pane, dolci…) più una parte di artigianato (gioielli, accessori in lana, utensili da cucina…) e un paio di bancarelle di abiti vintage. Il sole ci ha pure baciati (a tratti), e ci è piaciuto davvero tanto! Abbiamo poi fatto un brunch in un posto super carino, trovato a caso, che si chiama Market Cafe. In tempi non sospetti io e il Biondo ci avevamo fatto una full English breakfast, quando ancora non sapevamo che la nostra casa da sposati non avrebbe avuto il bidet.



I cognatini erano ancora in vena di shopping, così siamo andati all’inossidabile Old Spitafields Market, dove ho comprato una gonna che finalmente mi piaceva e abbiamo provato un caffè che avevo addocchiato da parecchio: si chiama Verde&Company, è un posto pieno di oggetti, cioccolatini, sembra quasi il retrobottega di un negozio ma a ben vedere ogni cosa è al suo posto con cura e gusto. L’ambiente è molto caldo e il caffè buono, anche se è tutto - che strano! - abbastanza costoso. Ha pochissimi posti al suo interno e noi siamo riusciti ad aggiudicarci l’affaccio della finestra. È molto intimo e suggestivo, mi è proprio piaciuto.



(Verde&Company Cafè, zona Liverpool Street)


Il nostro giro è proseguito verso Covent Garden, dove il temperamento inglese ci ha fatto sonoramente girare i maroni: innanzitutto perché non ci hanno fatto entrare al Soane Museum (vi racconterò com’è quando ci sarò entrata) perché 25 minuti dopo avrebbero chiuso il museo ed era proibito entrare a partire da mezzora prima. Inutile dire che i nostri amici erano venuti apposta dall’Italia, inutile piagnucolare che per 5 minuti avrebbero potuto anche farci entrare, inutile promettere che per le 5 saremmo usciti, inutile pure insultare in milanese alla fine, la risposta è sempre stata: “The bell rang”. Niente, l’elasticità mentale qui credono che sia uno sport estremo.

Allora ci siamo buttati nella mischia di Covent Garden, che il sabato è peggio di via Torino a Milano (nel senso che ci sono ancora più italiani). Sulla strada abbiamo preso le caldarroste e ci siamo sentiti bambini a macchiarci le punte delle dita di nero per sbucciarle… ma quando a uno di noi è caduto un guscio per terra, si è avvicinata una stronza e gli ha fatto una lavata di capo, ripetendo a macchinetta: “It’s so disgusting! Disgusting!” che neanche le avesse vomitato in faccia (e se lo sarebbe pure meritato). Devo dire che entrambe queste scene mi hanno fatta abbastanza vergognare del paese in cui vivo.

Presi abbastanza male (io per prima), abbiamo ripreso la tube e siamo andati in zona Dalston al pub Shacklewell Arms, dove abbiamo incontrato altri amici e mangiato un hamburger. Il pub è abbastanza roncio, e la zona non è esattamente un posto dove porterei mia madre, ma siamo andati perché c’era un concerto dal vivo (gratis), di questa band che si chiamava Fox Chapel, che a dir la verità facevano un po’ ridere. Li avevamo sentiti su YouTube per non andare proprio proprio ad occhi chiusi, ma insomma… l’hamburger quantomeno era buono. E tra noi siamo stati molto bene.


WEEKEND #4: I BUONGUSTAI


I Buongustai avevano due richieste particolari: una era una gita da Prymark, e l’altra era… birra! Ma prima di tutto siamo andati con loro al Brompton Cemetery, un cimitero che fa parte dei Royal Parks, quindi oltre ad avere tombe e lapidi di illustri sconosciuti (l’unica che conoscevo era Emily Pankhurst), è un parco molto bello. I colori dell’autunno lo rendevano ancora più suggestivo e melanconico e passeggiarci è stata una meraviglia. Da dichiarare: l’inquietante presenza di corvacci neri come la pece e la quantità impressionante di scoiattoli che se la zompettano tra una tomba e l’altra. Una foresta di croci, nomi e tombe particolari, un po’ come il Monumentale di Milano, ma forse meno imponente. Comunque più piccolino, ma molto suggestivo.



(Bello, vero?)

Abbiamo poi portato i Buongustai a pranzo a Borough Market, un classicone, ma pur sempre uno dei nostri posti preferiti di Londra: purtroppo abbiamo saltato il rito dell’Oyster Bar e ci siamo buttati (consolazione) su ottimi panini con pulled pork (straccetti di maiale cotti ore ore ed ore, tenerissimi, saporiti, super buoni). Lì tra l’altro abbiamo comprato un super polipo che la sera abbiamo cucinato per cena :)


Il giorno dopo siamo andati alla scoperta di Kentish Town, che non avevo mai visto e volevo esplorare. Per quello che ho visto è un posto molto carino, forse più da vivere che da visitare… case belle, vie pulite e quasi perfette con abitazioni “georgian”. In particolare Kelly Street è la classica via con casette coloratissime che ti postano su Instagram e ti fanno credere che tutta la zona sia così: no, è bella, ma è una sola via, #sapevatelo!




Ma se uno non l’ha mai vista ci sta, assolutamente. Dopo di che siamo andati in un pub in zona che avevo prenotato per l’occasione, il Lion&Unicorn. Un altro di quei pub caldi, accoglienti, con poltrone e caminetto, dove capisci che va la gente abbiente che abita in quella zona. E anche il cibo mi è piaciuto molto!


Ora, se questo è stato un Hot-tober, il mese corrente lo chiamiamo il No-vember, perché No-non-viene-nessuno. Ma non credo che per questo ci annoieremo, in ogni caso!

Grazie a tutti per essere venuti, è stato un mese intensissimo e stupendo. Facciamolo ancora! (Quando le lenzuola per gli ospiti si saranno asciugate!)

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